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Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina (Sec. XVII)

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina - Facciata (apre in nuova finestra) La costruzione della chiesa di Santa Caterina fu iniziata nel 1776 su progetto dell'architetto Giuseppe Caselli di Alessandria e terminata nel 1790, anche se cominciò a funzionare già nel 1786.
L'insieme è ancora permeato da motivi barocchi anche se altrove questo stile cominciava a cedere il passo a forme neoclassiche. Il Caselli si avvicina maggiormente al neoclassicismo con l'erezione dell'ospedale dei Santi Antonio e Biagio di Alessandria, iniziato nel 1782, oggi parzialmente rimaneggiato, ma ancora ben conservato nel corpo frontale di via Venezia.
La chiesa presenta il parametro murario in cotto a vista, con stilatura alla cappuccina.
La facciata ha un fronte convesso e slanciato, segnato da due ordini di lesene che poggiano su un alto zoccolo in pietra di Visone e sostengono due timpani, quello inferiore ad arco ribassato e quello superiore triangolare.
Nella fascia centrale, sopra una scalinata, si apre il portale classicheggiante con timpano sorretto da due mensole poggianti su stipiti modanati.
Le ricche membrature dei cornicioni si contrappongono cromaticamente tra il rosso del mattone e il grigio della pietra posta nella parte inferiore. Al centro del fronte superiore vi è un'apertura circolare sovrastata da una debole cornice arcata, ai lati delle lesene compaiono delle specchiature rettangolari.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina - Il portale del 1787 (apre in nuova finestra) Il campanile ha una cella campanaria assai articolata, rimarcata alla sommità da timpani ad arco ribassato, dalle soluzioni arrotondate degli spigoli e da ricche membrature di lesene e cornici.
L'organizzazione spaziale dell'interno, ad aula unica slanciata e con presbiterio sopraelevato, è poggiante su una pianta che dissolve lo schema rettangolare della navata attraverso gli ampi raccordi delle testate che rientrano anche sul fronte delle cappelle, determinando più ampiamente una base strutturale ovalizzante con inserti mistilinei, generata dal parallelismo di due ellissi frapposte tra un rettangolo.
La navata è articolata in uno spazio di chiara animazione barocca, scandita dalle curve di fondo e dai pilastri binati al centro che sopravanzano le cappelle, il tutto segnato da paraste con capitelli corinzi.
Nel registro inferiore la curvatura rientrante del fronte delle cappelle ne determina sopra l'ingresso la risoluzione di un arco libero, la cui parte superiore è ulteriormente segnata da un cornicione con curvatura eccentrica.
Il registro superiore della navata è interrotto dalle ampie aperture di finestroni, mentre il presbiterio è rischiarato da lunettoni di tipo termale e dalle finestre polilobate del coro.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina - L'interno (apre in nuova finestra) L'ampia volta a navata si raccorda all'arco del Sancta Sanctorum e al corrispettivo di fondo con un largo raggio ed è segnata, in corrispondenza delle finestre, con vele unghiate.
La zona presbiteriale, più ristretta della navata e serrata tra due cappelle, è chiusa da un'abside semicircolare. La volta di questa zona è suddivisa in varie membrature costituite da un cupolino a base tonda con calotta ribassata e sorretta da slanciati pennacchi, da un voltino a botte e da vele spezzate con nervature radiali poste nella conca di fondo.
La parrocchiale di Santa Caterina è un'opera di buona qualità architettonica che si esprime attraverso un linguaggio di tarda cultura barocca, con passaggi sfumati dal rocaille al neoclassicismo, cultura che stava vivendo la sua ultima stagione in una provincia ormai culturalmente conservatrice ed orgogliosa delle proprie tradizioni.
La navata presenta quattro cappelle dedicate alla Vergine della Cintura, a San Giuseppe, già dedicata a San Carlo Borromeo, a Sant'Antonio da Padova, già di Sant'Antonio Abate, e al Sacro Cuore.
Il presbiterio, leggermente sopraelevato, accoglie al centro l'altare maggiore e il battistero è collocato alla sinistra dell'ingresso, come prescritto dal rito controriformista post-tridentino.
La decorazione a stucco venne iniziata il 12 maggio 1779 da Giuseppe Ossola di Varese e Giovanni Avagni, con la realizzazione dell'imponente apparato denominato "icona del coro" in cui successivamente venne collocata la pala con l'Assunta e i Santi Caterina e Stefano, eseguita nel 1784 dal pittore Carlo Gorzio di Moncalvo, autore anche delle altre tele agli altari: quella dedicata a San Carlo Borromeo, l'altra detta di Sant'Antonio Abate ed un'ulteriore tela ormai scomparsa intitolata a San Nicola di Mira.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina - L'Assunta e i Santi Caterina e Stefano (apre in nuova finestra) Le volte delle cappelle, decorate con stucchi, delle relative pareti e degli apparati superiori degli altari furono eseguite dall'Ossola e dall'Avagni nel 1786, eccezion fatta per la realizzazione della parte inferiore dell'altare della Beata Vergine della Cintura, che si attuò in marmo ancora nel 1786.
Interessante è osservare la precoce cronologia di questi stucchi eseguiti nello stile Luigi XVI.
Negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso i paliotti degli altari del Sacro Cuore e di San Giuseppe sono stati rifatti con materiali marmorei che hanno sostituito quelli originari in stucco.
La realizzazione degli altorilievi - in stucco e calce - degli Evangelisti, posti nelle quattro nicchie agli angoli della navata, sono dovuto allo stuccatore luganese Domenico Stella, coadiuvato da Giovanni Battista Tavella, ed eseguiti nel 1790.
Tra gli importanti arredi di Santa Caterina vanno annoverati quelli lignei eseguiti dal cassinese Giuseppe Ivaldo, autore del coro nel 1786 e dei battenti intagliati della porta principale del 1787. La bussola in legno di noce, posta all'ingresso principale, fu eseguita nel 1862 dallo scultore-minusiere Benedetto Pizzorno di Nizza Monferrato.
Sui pannelli, ornati da intagli e volute, furono eseguiti entro ovali i busti dell'Assunta, di Santa Caterina, di Santo Stefano e di Sant'Antonio Abate. Nel 1857 lo scultore Stefano Cais di Torino provvide alla doratura della statua lignea della Vergine Addolorata, oggi collocata sull'altare maggiore e attribuita allo scultore savonese Filippo Martinengo, che operò nella seconda metà del XVIII secolo.
Un'importante altare ligneo, della seconda metà del Cinquecento, proveniente dalla distrutta chiesa pievana di Santa Maria, è posto nella cappella sinistra a lato del presbiterio e custodisce nella nicchia centrale un'altra scultura lignea dell'Addolorata, datata probabilmente al 1668.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina - L'organo del Bellosio (apre in nuova finestra) Quest'altare, eseguito a modo di arco di trionfo, conserva nei vani laterali inferiori le sculture di Sant'Agostino e della madre Santa Monica, mentre la scultura principale della Vergine della Cintura, a cui in origine era intitolato l'altare, è conservata su un pilastro sul lato sinistro della scalinata presbiteriale.
Non è trascurabile, nel contesto dell'arredo ligneo, la costruzione della cassa dell'organo a cura di minusieri cassinesi, ma è oltremodo importante rilevare come lo strumento musicale stesso sia stato eseguito, ra il 1787 ed il 1788, da Giovanni Francesco Bellosio, un organaro locale autore anche dell'organo della chiesa di San Francesco.
Un ruolo determinante nella realizzazione degli apparati marmorei si deve ai vari esponenti della famiglia Ganna di Viggiù con a capo Angelo Maria, del quale il più importante lavoro per questa chiesa fu l'altare maggiore, impreziosito dal rarissimo occhialino della Val Camonica.
L'ultima grande impresa artistica all'interno di Santa Caterina è costituita dalla decorazione pittorica delle volte, commissionata a Luigi Gambini che la eseguì nel 1905. Nato il 4 marzo 1881 ad Alessandria, frequentò l'Accademia di Brera a Milano; ha lasciato la decorazione di circa cento chiese e vari palazzi, tra cui quello dell'Università di Genova.


Cassine: Terra di storia - Storia di Terra
Tratto da:
Cassine: Terra di storia - Storia di Terra
a cura di S. Arditi e G. Corrado


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